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Il caregiver come pilastro della cura

Caregivers

IL CAREGIVER

COME PILASTRO della cura

In uno dei nostri precedenti articoli abbiamo parlato della figura cardine all’interno del percorso di assistenza, il caregiver.

Dagli aspetti più materiali, come le problematiche motorie che possono insorgere facendosi fisicamente carico di qualcuno, passiamo ad approfondire il tema delle difficoltà psicologiche, inserendo all’interno di questa lettura strumenti utili per poterle affrontare.

i CAREGIVER FORMALI Ed INFORMALI

Per prima cosa è necessario distinguere due tipologie di caregiver.

Il caregiver formale presta assistenza dietro compenso economico, sia in regime di lavoro dipendente all’interno di una struttura socio-assistenziale che di libera professione. Evidentemente la possibilità di svolgere questa attività lavorativa è motivata da una base di conoscenze ed esperienze professionali, che tengono conto dell’impatto psicologico che ne deriva. Rientrano in questa categoria gli operatori socio-assistenziali o socio-sanitari, gli infermieri, le badanti e così via.

Il caregiver informale è solitamente un parente o un amico della persona fragile, che si fa carico di assisterla spesso senza averlo preventivato, il più delle volte senza alcun tipo di preavviso e da un momento all’altro. La persona, per quanto spinta dall’affetto e dalla voglia di aiutare, spesso non è in possesso delle conoscenze e delle competenze che i professionisti della salute hanno acquisito in anni di studio ed esperienza sul campo. Pertanto per evitare problematiche fisiche e psicologiche è fondamentale informarsi, mettere in atto strategie a tutela della propria salute, riconoscere i propri limiti ed eventualmente chiedere aiuto.

L’ASSISTENZA

Assistere una persona fragile non significa sostituirsi completamente a lei e nemmeno limitarsi ad aiutarla nello svolgimento delle attività in cui ha difficoltà. Il compito del caregiver è molto più complesso ed inevitabilmente, quando si entra nel ruolo, non si può fare a meno di ricoprirlo a tutto tondo. L’empatia è un’attitudine che per sua stessa definizione non può che essere vissuta in prima persona. Il mettersi nei panni dell’altro fino a sentire ciò che prova sotto la propria pelle, porta alla creazione di un legame indissolubile (ma non necessariamente positivo) col proprio assistito. Da ciò, infatti, possono sorgere conflitti, tensioni e paure, che possono originare nel caregiver stesso oppure rappresentare il riflesso delle frustrazioni, delle angosce e delle preoccupazioni della persona di cui si prende cura.

le proprie necessità

Un altro rischio fondamentale del prestare assistenza continuativa al proprio caro è quello di trascurare i propri bisogni. Nonostante si dedichi tutto il proprio tempo alla persona che si assiste e si cerchi di aiutarla al massimo delle proprie capacità, non appena ci si stacca un attimo dal ruolo ecco sopraggiungere il senso di colpa, l’incapacità di delegare ad altri e la convinzione di poter proseguire senza mai prendere fiato. Non bisogna mai dimenticare che le nostre energie sono umanamente limitate e che tutti abbiamo bisogno di recuperarle. Per ricaricarci è fondamentale seguire un’alimentazione equilibrata fatta di pasti sani e regolari, tenere il nostro corpo in movimento, mantenere la mente attiva e dormire bene. Oltre a questi bisogni primari non dimentichiamoci mai di dedicare parte del nostro tempo libero ad attività ricreative piacevoli, rilassanti e motivanti. Spesso le problematiche quotidiane ci impediscono di dedicarci a noi stessi e finiamo per trascurarci, ma dobbiamo ricordarci che se non stiamo bene noi per primi non riusciamo ad aiutare gli altri.

la sINdrome del burnout

Tutto ciò di cui abbiamo parlato nei precedenti paragrafi può condurre il caregiver ad uno stato di malessere psico-fisico noto come sindrome del burnout. Il burnout è uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato da stress prolungato ed eccessivo. Il soggetto che ne soffre si sente sotto pressione, avverte disagio psicologico che si manifesta con ansia, perdita di motivazione e depressione. Inoltre può percepire senso di fastidio nei confronti della persona assistita. Tra le cause scatenanti troviamo: cambiamento di orari e abitudini, mancanza di tempo libero, limitazione nelle relazioni sociali, ripercussioni lavorative ma anche sentimenti di compassione, risentimento, senso di colpa, inadeguatezza, frustrazione ecc.

la resilienza

A questo punto vi starete chiedendo quanto il gioco valga la candela e se assistere qualcuno abbia effettivamente qualche lato positivo. È innegabile che prendersi cura di chi necessita di aiuto ripaghi di tutto l’impegno, la fatica e le lacrime versate. Chi si occupa di qualcuno, curandolo con affetto e perseveranza, sa che ciò che si ottiene in cambio è impagabile. Tuttavia qualora steste vivendo emozioni negative e vi sentiste sopraffatti da un peso che non riuscite più a controllare, vorremmo potervi aiutare a rendervene conto e darvi il coraggio di chiedere aiuto ad un professionista (come uno psicologo o uno psicoterapeuta) per poter ripristinare quell’equilibrio psico-fisico che restituisca a voi e al vostro caro un percorso di assistenza sereno.

Il termine resilienza origina dalla fisica ed indica la capacità dei materiali sottoposti a deformazione elastica di assorbire energia e tornare alla forma originaria senza rompersi. In psicologia descrive la capacità di adattamento degli esseri umani a situazioni ed eventi stressanti. Come già abbiamo accennato sottolineiamo che per uscire da situazioni problematiche è necessario chiedere aiuto a professionisti competenti come psicologi e psicoterapeuti. Tuttavia si può cercare di prevenire l’insorgenza della sindrome da burnout seguendo una serie di accorgimenti che fungano da strategie protettive preventive. Vediamone alcuni di seguito:

  • Curarsi del proprio benessere fisico e mentale;
  • Dedicare spazio e tempo alle relazioni sociali;
  • Focalizzarsi sugli aspetti positivi legati all’assistenza del proprio caro;
  • Riconoscere che le proprie azioni concorrono al benessere dell’altro;
  • Apprezzarsi per il compito impegnativo che si sta svolgendo;
  • Ritagliarsi momenti da dedicare alle attività del tempo libero;
  • Informarsi e ampliare il proprio bagaglio di conoscenze;
  • Sperimentare le proprie competenze senza il timore di sbagliare;
  • Saper chiedere aiuto e delegare tutto ciò che non è necessario svolgere in prima persona;
  • Condividere pensieri ed esperienze con altre persone che ricoprono lo stesso ruolo.

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